The Joshua Tree 2017

The Joshua Tree è l’album degli U2 di riferimento nella nostra giovinezza: ci avevano promesso di voler diventare la più grande band del pianeta e con The Joshua Tree ci sono riusciti, catturando l’immaginazione di milioni di persone sparsi nello spazio e nel tempo.

Nel 2014 è stato insignito dalla Biblioteca del Congresso Americano, che con i suoi circa 29 milioni di libri catalogati in 470 lingue e oltre 58 milioni di manoscritti ed 1 milione di pubblicazioni del Governo degli Stati Uniti è considerata una delle istituzioni culturali più grandi al mondo, della definizione di opera “culturalmente, storicamente ed esteticamente significativa” fino ad essere selezionato per la conservazione nel National Recording Registry.

Il Joshua Tree è un simbolo: è quell’elemento minimale che ha resistito al conflitto tra natura e civilizzazione, che resta alla fine del deserto, il deserto fisico, quello americano ritratto negli scatti di Anton Corbjin, ma anche quel deserto interiore, metafora di una carenza spirituale, che, almeno una volta nella vita, ognuno di noi ha attraversato. Appare solitario, triste, rigoroso, ma pur affondando le radici in un terreno vasto, aspro e polveroso, è divenuto ancora più resistente perché ha superato tutto. Le intemperie, la siccità relazionale e addirittura il nulla.

Ci siamo entrati e siamo usciti, ciclicamente, sperimentando la provvisorietà per dare nuove forme a vecchi bisogni, per metterci in cammino aprendo lo spirito ai grandi ideali e vivendo alla ricerca di quella terra promessa, fosse essa semplicemente una meta da raggiungere.

E’ il simbolo di quell’ideale che non abbiamo mai abbandonato: un sogno da realizzare, una strada da percorrere, una speranza da mantenere, l’infinità a cui tendere.

Qualcuno o qualcosa hanno provato a sradicarlo, distruggerlo e cancellarlo. Ma dentro di noi, nelle forme possibili che nel tempo ha acquisito, resiste e guida il nostro viaggio in quel territorio di passaggio alla ricerca di quanto non abbiamo ancora trovato.

Dedicato agli Idealisti
Veronica Lisi


foto di copertina
2017. Somewhere © Veronica LIsi


Where the streets have no name